Cosa sono gli Scope e perché esistono
Quando si misura la Carbon Footprint di un'azienda, il primo problema è capire cosa contare. Un'azienda manifatturiera brucia gas nel forno, consuma elettricità, fa trasportare i propri prodotti da un corriere, acquista materie prime da fornitori che a loro volta emettono CO₂. Dove si traccia il confine?
Il GHG Protocol — lo standard globale per la rendicontazione dei gas serra — risponde a questa domanda con tre categorie chiamate Scope. Il termine non è immediato, ma il concetto lo è: Scope 1 sono le emissioni che controlli direttamente; Scope 2 quelle legate all'energia che compri; Scope 3 tutto il resto della catena del valore.
La logica di fondo: dividere le emissioni in Scope serve a evitare doppi conteggi tra aziende diverse e a capire dove si ha più leva per ridurre.
Scope 1 — Emissioni dirette
Sono le emissioni generate direttamente dai processi e dalle fonti di proprietà dell'azienda. Se bruci gas naturale in un bruciatore di tua proprietà, le emissioni di quel gas sono Scope 1. Se hai una flotta di camion aziendali, il gasolio che consumano è Scope 1.
Esempi tipici per una PMI manifatturiera:
- Forni, bruciatori, caldaie alimentati a gas naturale o gasolio
- Veicoli aziendali di proprietà (non a noleggio operativo)
- Processi produttivi con rilascio diretto di gas (verniciatura, saldatura, processi chimici)
- Perdite di refrigeranti da impianti di climatizzazione (gas F-gas)
- Generatori di emergenza
Lo Scope 1 è generalmente il più facile da misurare: i dati vengono dalle bollette del gas, dai registri di rifornimento carburante, dalle schede tecniche degli impianti.
Scope 2 — Energia acquistata
Sono le emissioni generate dalla produzione dell'energia elettrica (o termica) che l'azienda acquista da terzi. L'azienda non le emette fisicamente — le "importa" attraverso la rete — ma ne è responsabile in quanto acquirente.
Il GHG Protocol prevede due metodi di calcolo per lo Scope 2:
| Metodo | Come funziona | Quando usarlo |
|---|---|---|
| Location-based | Usa il fattore di emissione medio della rete elettrica nazionale (es. ~0,23 kgCO₂e/kWh per l'Italia 2024) | Sempre come base di calcolo |
| Market-based | Usa il fattore di emissione del contratto di fornitura — se hai Garanzie di Origine (GO) per energia rinnovabile, il fattore può essere zero | Quando si ha un contratto energia verde certificato |
Questo significa che passare a un contratto di energia rinnovabile certificata (con GO) azzera le emissioni Scope 2 nel calcolo market-based. È spesso l'intervento più rapido per ridurre la Carbon Footprint totale — ma attenzione: non risolve il problema reale se la rete elettrica rimane alimentata da fossili.
Scope 3 — La catena del valore
Lo Scope 3 è la categoria più ampia, più complessa e — per la maggior parte delle aziende manifatturiere — la più rilevante in termini di emissioni totali. Include tutte le emissioni indirette che non rientrano in Scope 1 e 2, distribuite lungo tutta la catena del valore.
Il GHG Protocol identifica 15 categorie di Scope 3, divise in upstream (prima dell'azienda) e downstream (dopo):
| Upstream (prima dell'azienda) | |
|---|---|
| Cat. 1 | Beni e servizi acquistati (materie prime, componenti, servizi) |
| Cat. 2 | Beni strumentali (macchinari, attrezzature, edifici) |
| Cat. 3 | Attività legate a combustibili ed energia non incluse in Scope 1/2 |
| Cat. 4 | Trasporto e distribuzione upstream (fornitori → azienda) |
| Cat. 5 | Rifiuti generati nelle operazioni |
| Cat. 6 | Viaggi di lavoro |
| Cat. 7 | Pendolarismo dei dipendenti |
| Downstream (dopo l'azienda) | |
| Cat. 9 | Trasporto e distribuzione downstream (azienda → cliente) |
| Cat. 11 | Uso del prodotto venduto |
| Cat. 12 | Fine vita del prodotto |
Per una PMI: cosa misurare davvero
Misurare tutte e 15 le categorie di Scope 3 è un progetto da grande azienda con un team dedicato. Per una PMI, l'approccio pratico è identificare le categorie materiali — quelle che pesano davvero — e concentrarsi su quelle.
Per una PMI manifatturiera tipica, le categorie più rilevanti sono quasi sempre:
- Categoria 1 (beni acquistati): le materie prime e i componenti. Per un'azienda metalmeccanica, l'acciaio acquistato ha un'impronta enorme.
- Categoria 4 (trasporto upstream): se la logistica dei fornitori non è inclusa nel prezzo, va stimata separatamente.
- Categoria 9 (trasporto downstream): se gestisci la logistica verso i clienti.
Regola pratica: 80% delle emissioni Scope 3 di una PMI manifatturiera proviene tipicamente da 2–3 categorie. Identificarle è il primo lavoro. Misurare tutto in uguale dettaglio è uno spreco di risorse.
I 3 errori più comuni
1. Misurare solo Scope 1 e 2 e dichiarare di avere la Carbon Footprint. È come fare un bilancio contando solo il conto corrente e ignorando i crediti. Molti standard e clienti richiedono almeno le categorie Scope 3 materiali.
2. Confondere Scope 2 location-based e market-based. Comprare energia verde abbassa il dato market-based ma non cambia le emissioni reali nella rete. Usare solo il dato market-based nelle comunicazioni pubbliche senza chiarirlo è una forma di greenwashing.
3. Applicare fattori di emissione sbagliati. Usare fattori generici o non aggiornati può distorcere significativamente il risultato. Per l'energia elettrica italiana, ad esempio, il fattore cambia ogni anno con il mix energetico nazionale.